Il quinto giorno: integrazione o distruzione? Una lezione dalle profondità

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2/14/20262 min read

Il quinto giorno: integrazione o distruzione? Una lezione dalle profondità

Qualche settimana fa ho ascoltato, su una piattaforma di audiolibri, Il quinto giorno di Frank Schätzing. Ogni tanto torno alla fantascienza, uno dei miei generi preferiti, perché permette di creare una distanza dal presente e guardarlo meglio: futuri prossimi, scenari distopici o quasi realistici che amplificano ciò che già stiamo vivendo.
Questo romanzo parte da una domanda potente: cosa succederebbe se scoprissimo un’intelligenza completamente diversa dalla nostra, non proveniente dallo spazio ma dalle profondità marine, presente sulla Terra da milioni di anni?

Che cos’è davvero l’intelligenza?

Nel libro emerge una forma di vita composta da organismi unicellulari capaci di cooperare in modo straordinario. Insieme conservano memoria, si modificano nel tempo, mantengono una sorta di coscienza collettiva. Non è un’intelligenza individuale, ma distribuita. Non è umana, ma è evoluta.
Qui torna alla mente una riflessione di Carl Sagan: quando cerchiamo un’intelligenza aliena, in realtà stiamo ridefinendo la nostra idea di intelligenza. È solo nel confronto con l’alterità che comprendiamo chi siamo.
Nel romanzo questa intelligenza marina percepisce l’essere umano come una minaccia. Ha osservato l’impatto distruttivo dell’uomo sull’ambiente e reagisce per difendersi. Non per conquistare. Non per dominare. Ma per sopravvivere.
E qui si apre la frattura: da una parte i militari, che vogliono neutralizzare la minaccia con un veleno capace di annientare questa forma di vita — senza considerare che eliminarla significherebbe destabilizzare l’intero ecosistema del pianeta. Dall’altra gli scienziati, che cercano una via diversa: non distruggere, ma integrare. Trovare un modo per far sì che questa intelligenza riconosca l’essere umano come parte del sistema, e non come nemico.

La psicologia del conflitto: attaccare o integrare

Dal punto di vista psicologico, questo conflitto è estremamente familiare. Quante volte, nelle relazioni, percepiamo l’altro come minaccioso? Quante volte interpretiamo un comportamento come un attacco, quando forse è solo un tentativo di affermare la propria esistenza?
È come trovarsi in una metropolitana affollata. Qualcuno ci urta, ci preme contro, invade il nostro spazio. Possiamo reagire con aggressività, irrigidendo i confini e contrattaccando. Oppure possiamo riconoscere che lo spazio è condiviso e che la convivenza richiede un aggiustamento reciproco.
Nel romanzo, l’intelligenza marina attacca perché si sente minacciata. Gli umani vogliono reagire perché si sentono minacciati. È una spirale perfetta di difese.
Ma la soluzione che emerge non è la vittoria di uno sull’altro. È il riconoscimento reciproco. Quando questa forma di vita “comprende” che l’essere umano può essere integrato nel sistema, gli attacchi cessano. Non perché uno dei due scompaia, ma perché entrambi trovano una forma di coesistenza.

Integrare l’altro senza perdere sé stessi

Questo passaggio è centrale anche nei percorsi psicologici. Spesso si arriva raccontando relazioni dove l’altro è visto come incapace di comprendere i nostri bisogni, come invasivo o indifferente. Il lavoro non consiste nel dimostrare che l’altro ha torto, ma nel costruire una posizione interna più solida: riuscire ad affermare le proprie necessità dentro la relazione, senza trasformare il conflitto in guerra.
Integrare non significa annullarsi. Non significa rinunciare ai propri confini. Significa riconoscere che l’altro esiste, che ha bisogni e paure come i nostri, e che lo spazio condiviso va negoziato.
Il quinto giorno mostra in forma epica ciò che accade in forma quotidiana nelle nostre vite: possiamo scegliere la logica del veleno — eliminare ciò che ci minaccia — oppure la logica dell’integrazione — ridefinire il sistema includendo l’altro.

Forse la domanda che resta, chiudendo questa storia di oceani e intelligenze collettive, è questa: nelle relazioni che oggi vivi come conflittuali, stai cercando di difenderti o stai provando a costruire uno spazio dove entrambi possiate esistere?